|
La sindrome premestruale
Prolattina
La prolattina è l’ormone ipofisario (LTH dall’inglese
Luteotropic Hormone) deputato per eccellenza allo sviluppo della mammella e ad avviare e
mantenere la produzione del latte materno.
Il riflesso di lattazione
Il bambino,
succhiando, stimola un'area del cervello materno, l'ipotalamo, che - a sua volta - induce l'ipofisi
(o ghiandola pituitaria, posta alla base del cervello) a immettere l'ormone prolattina nella
circolazione sanguigna.
L'ipofisi
rilascia anche l'ormone ossitocina, che contrae le fibre muscolari intorno alle ghiandole mammarie,
favorendo "l'espulsione" del latte.
Sebbene il lobo anteriore dell’ipofisi rappresenti la principale fonte di
prolattina, questo ormone viene sintetizzato e rilasciato da molte altre cellule nell’organismo,
tra cui cellule del sistema immunitario, del cervello e della membrana decidua dell’utero di una
donna gravida.
La secrezione di prolattina è pulsatile, con variazioni diurne, aumento dei livelli durante
il sonno e picchi di riduzione tre ore prima della sveglia. I livelli di prolattina aumentano in
situazioni di stress e nella donna sono correlati ai livelli di estrogeni. Studi recenti hanno
dimostrato che le donne che manifestano dolorabilità alle mammelle
(mastodinia) nella settimana che precede il flusso mestruale (
sindrome premestruale
) presentano livelli più elevati di prolattina rispetto alle altre donne.
Le mammelle sono un organo bersaglio della prolattina, che ad ogni ciclo stimola il tessuto
mammario a proliferare in previsione di un’eventuale gravidanza (infatti il seno appare più turgido
e gonfio in vicinanza delle mestruazioni); se i livelli dell’ormone sono troppo elevati
(iperprolattinemia) la stimolazione delle mammelle diventa eccessiva e compaiono dolore e una
fastidiosa sensazione di tensione al seno, sintomi tipici della sindrome premenopausale.
top
|